Attenzione: contiene spoiler!
Che cosa succede a una coppia anziana quando uno dei due partner comincia a manifestare, in modo sempre più chiaro, i segnali di una malattia o di una demenza?
I film “Amour” e “Lontano da lei” ci offrono due scenari, opposti, tra i tanti possibili. Al di là della scelta concreta del ricovero o dell’assistenza a casa, che è diversa nei due film e che è, nella realtà, assolutamente personale, le due pellicole ci mostrano atteggiamenti molto diversi tra loro rispetto al vissuto della malattia. Mentre nella prima (“Amour”) l’amore assolutizzato della coppia sembra non riuscire a fare i conti con la perdita, mettendo in scena vari e diversi tentativi di negarla, nella seconda (“Lontano da lei”) il legame dei coniugi sembra, pur dolorosamente, venire a patti con la realtà e attraversare l’esperienza della malattia mutando forma.
In “Amour” la sofferenza di Anne, colpita da una serie di ictus che progressivamente la “spengono”, e quella del marito Georges sembra essere qualcosa di tanto devastante da non poter fare i conti con la realtà. Nessuno dei due sembra poter accettare la perdita, tanto che Anne vorrebbe morire e Georges comincia a dare vita a una drammatica escalation nel tentativo, sempre più disperato, di compensare, con una dedizione totale e assoluta, quello che a poco a poco alla moglie viene portato via dalla malattia. Di fronte agli altri la perdita e la sofferenza vengono negate, minimizzate o ridotte all’organizzazione concreta dell’assistenza ad Anne. A fatica, Georges comincia ad accettare l’aiuto di alcune infermiere, ma, come spesso capita quando ci si dedica in modo totalizzante all’assistenza di un familiare, l’aiuto di qualcun altro non riesce a essere vissuto con serenità e la rabbia e la disperazione che non trovano espressione altrove vengono dirette verso gli operatori. Più la situazione di Anne peggiora e più i disperati tentativi di Georges di arrestare il corso della malattia si rivelano nella loro impotenza, fino all’ultimo e drammatico gesto di un sentimento così assoluto e assolutizzato da non poter fare i conti la realtà.
In “Lontano da lei” Fiona (Julie Christie), colpita dall’Alzheimer, e suo marito Grant (Gordon Pinsent) ci mostrano invece uno scenario in cui è possibile affrontare una sofferenza che è enorme, ma che può anche non distruggere. Seppure nel confronto costante con la drammaticità della perdita, entrambi trovano dei modi, consapevoli o meno, per adattarsi alla nuova situazione, accettare aiuto e, seppure in modo diverso da prima, continuare a vivere il loro legame in una realtà per loro profondamente cambiata.
Questi due film ci insegnano che la sofferenza non è facile da attraversare per nessuno, e sicuramente non lo è quando a doverlo fare è una coppia che ha trascorso insieme gran parte della vita, ma anche che quando è negata finisce per generare delle realtà decisamente peggiori rispetto a quando è affrontata.





