Si è parlato e scritto di Disconnect come di un film sulla solitudine nell’era di internet.
La mia impressione è che sia anche un film che parla delle relazioni e del bisogno di comunicare profondamente con qualcuno, nell’epoca delle chat e dei social network.
Il film ci mostra come, a volte, la difficoltà di vivere la vita off-line porta a rifugiarsi on-line, con esiti a volte drammatici, come può essere più semplice mettersi a nudo (nel vero senso della parola, ma non solo) se il nostro interlocutore sta dall’altra parte di uno schermo e magari è anche uno sconosciuto. Fa riflettere su come si può facilmente avere l’impressione di un’intimità maggiore di quella reale e su come si possono sovrastimare o sottostimare le conseguenze dei nostri comportamenti, illudendoci che le relazioni online non siano reali.
Nel film s’intersecano tre storie, tra loro collegate, in cui i personaggi, in difficoltà nel comunicare con chi condivide con loro la quotidianità, si rifugiano in rapporti nati o giocati on-line, in cui verità e finzione si mescolano, con conseguenze anche drammatiche.
Vediamo una donna che ha perso un figlio condividere il lutto online con un estraneo più facilmente che con il marito, con il quale non riesce ad affrontare il dolore.
Vediamo un ragazzino vittima di cyberbullsimo e un cyberbullo che si trova a fare i conti con le conseguenze drammatiche dei suoi gesti. Entrambi soli, entrambi in difficoltà con i propri padri.
Vediamo una giornalista che, a partire da un reportage su ragazzi giovanissimi che si spogliano in videochat, vorrebbe entrare nella vita del ragazzo che ha intervistato e cambiarla.
Tutti questi rapporti sembrano apparentemente meno “rischiosi” dei rapporti quotidiani perché permettono di mettersi in gioco mantenendo una distanza di sicurezza. Ma le relazioni sono relazioni, che siano on-line o off-line, e, quando le distanze di sicurezza saltano, i nostri personaggi fanno i conti con il fatto che dietro allo schermo ci sono delle persone reali, con delle vite reali.
E così, mentre verità e finzione si mescolano, a volte accade la tragedia, ma qualche volta si riesce a comprendere che cosa sta succedendo e a recuperare i rapporti con le persone delle propria vita (off-line).





