“Il rosso e il blu” è un film che solleva una serie di interrogativi sulla figura dell’insegnante, sugli spazi e sui confini della relazione educativa, sul “dentro” e sul “fuori” dalla scuola, che, contrariamente a quanto ricorda la preside al professor Prezioso, giovane supplente, non sono forse così separabili. Il “dentro” e il “fuori” che il film mette a tema non riguardano solamente lo spazio fisico della scuola, ma soprattutto il modo degli insegnanti di vivere le relazioni e di coinvolgersi con gli studenti.
Forse il professor Prezioso è troppo “dentro” la relazione con gli studenti, tanto dentro da non riconoscere il proprio coinvolgimento. Forse la preside è (almeno al’inizio) troppo “fuori” dal rapporto con loro, irrigidita sulle regole e spaventata da un contatto più ravvicinato con un alunno. Forse c’è stato un tempo in cui anche Fiorito, anziano professore cinico e disilluso, è stato “dentro” le relazioni, e forse quel tempo può ancora tornare…
Troppo fuori o troppo dentro, i professori di questo film ci aiutano però a riflettere sul fatto che è certamente importante “quanto” ci si coinvolge nelle relazioni educative, ma che forse lo è ancora di più essere consapevoli del proprio coinvolgimento o del proprio distacco. Non è infatti solo l’essere troppo o troppo poco coinvolti che può diventare problematico nel rapporto con gli studenti, ma il vero problema, a volte, per chi esercita un ruolo educativo, è il non rendersene conto.
Contrariamente a quello che si sente spesso dire sulle relazioni educative e di cura in generale, non credo che il distacco sia qualcosa da perseguire come professionale e che aiuti, da solo, a mantenere una presunta obiettività. Il distacco è distacco e a volte serve a proteggere più gli adulti che i ragazzi. I ragazzi hanno bisogno di adulti disposti a coinvolgersi (non troppo!) e che siano consapevoli del modo in cui si rapportano a loro. Questo inoltre può aiutare maggiormente insegnanti ed educatori a vedere gli alunni per quello che sono e non solo per l’immagine che, magari inconsapevolmente, si sono fatti di loro.
Insegnare ed educare è già di per sé un lavoro, ma il lavoro più faticoso è forse quello di mantenere una disponibilità costante a farsi coinvolgere, a riflettere su di sé e a mettersi in discussione. Questo atteggiamento non è semplice da perseguire, non è automatico e non è “indolore”, ma è probabilmente quello che permette di affrontare il mestiere di educare con maggiore efficacia e gratificazione.





