Un miliardario visionario e folle decide di distruggere l’umanità (o almeno una parte), credendo, invece, di salvare il mondo. A salvarlo davvero ci prova invece il professor Langdon (vero che vi ricordate chi è?? Sì, proprio lui: “Il codice Da Vinci” e “Angeli e demoni”).
Questa, in estrema sintesi, è la trama di “Inferno”, l’ultimo degli adattamenti cinematografici dei bestseller di Dan Brown.
Ma su cosa ci fa riflettere questo film?
Io ho avuto la fortuna di vederlo all’interno dell’incontro 9 del chapter di Milano della Singularity University, che lo ha proposto come stimolo per la riflessione e la discussione sul tema della tecnologia, o meglio, su quali possono essere i limiti e le responsabilità nell’uso della tecnologia, affinché possa avere un impatto positivo sulla vita delle persone.
Le riflessioni che trovate qui sono quindi ben più ricche di quelle che avrei potuto fare vedendolo da sola, grazie alla condivisione di pensieri e conoscenze che è stata fatta durante il dibattito che è seguito alla proiezione.
Il film solleva, anche se attraverso l’esagerazione cinematografica di Hollywood, la questione delle conseguenze di un uso “improprio” delle tecnologie.
Durante il dibattito si è parlato di immortalità, viaggi su Marte, intelligenza artificiale, internet of things, cose che fino a qualche tempo fa sembravano riguardare il mondo della fantascienza e che ora, anche se non sono ancora tutte concrete, sembrano però delle possibilità, nemmeno tanto remote. Si è parlato molto delle possibilità che scienza e tecnologia, governate consapevolmente, offrono per generare benessere nella vita delle persone.
Probabilmente, come è emerso anche dal dibattuto, per i giovanissimi è più semplice accostarsi alle tecnologie con un atteggiamento prevalentemente fiducioso. Chi ha qualche anno in più può trovarsi invece un po’ più in difficoltà nel rapporto con nuovi strumenti e il rischio è che, proprio per la complessità di queste nuove realtà, finisca per rifugiarsi in una fiducia (quasi cieca) o in un timore (magari esagerato), entrambi illusoriamente rassicuranti e entrambi, in qualche modo pericolosi. Una perchè potrebbe condurre a sottovalutare aspetti rischiosi, l’altro perchè potrebbe privare di possibilità nuove legate anche ad aspetti importanti come la salute e il benessere.
Tutti, comprensibilmente, possiamo a tratti riconoscerci in questi atteggiamenti polarizzati, ma l’atteggiamento più saggio, e anche il più difficile, sarebbe sia quello di riuscire ad essere fiduciosi e aperti al cambiamento, pur essendo consapevoli dei limiti legati ad un uso poco responsabile degli strumenti tecnologici.
Le stesse tecnologie, infatti, possono distruggere oppure diventare strumenti per un miglioramento della qualità della vita. Quello che è centrale nel favorire una direzione o l’altra sembra essere il livello di consapevolezza e responsabilità di chi le utilizza. E, in questo senso, l’educazione riveste un ruolo centrale.
Forse a volte quello che dimentichiamo è chiederci in che modo, grazie all’uso che facciamo dei dispositivi tecnologici, cambia la nostra vita e cambia quella di chi ci circonda e, allo stesso modo, se e come si modifica il nostro modo di stare al mondo come esseri attivi e pensanti. Interrogarci di più su tutto questo potrebbe essere la strada per una consapevolezza maggiore e, quindi, per un utilizzo della tecnologia più responsabile.
“Da un grande potere derivano grandi responsabilità”. Seppure abusata, questa citazione, sempre cinematografica, mi sembra però calzare a pennello riguardo ai temi che questo film solleva. La tecnologia è certamente un potere e molto spesso non siamo abbastanza consapevoli delle responsabilità che derivano dal suo utilizzo.





