“La mia classe” è un film davvero particolare, una sorta di “film nel film”. Assistiamo infatti alle riprese di un set cinematografico ambientato in una scuola (vera), dove un attore interpreta l’insegnante in una classe di adulti stranieri e dove gli studenti, invece, non sono attori, ma interpretano se stessi.
I due livelli del film (quello delle vicende della classe e quello del set cinematografico che riprende quelle stesse vicende) si alternano continuamente, fino a far dubitare lo spettatore su quando si stia recitando o meno. La mia impressione è stata che, nella realizzazione di questo film, copione e improvvisazione, realtà e finzione si sono mescolati fino a confondersi.
Quante volte però accade lo stesso anche nella realtà? Quante volte ci capita di usare il ruolo che ricopriamo come un copione da recitare? Quante volte invece, dentro quel ruolo, riusciamo a essere autentici? Quante volte riusciamo a usare l’occasione che il ruolo ci offre per scoprire, magari, aspetti inediti di noi o degli altri?
Il tema del rapporto con il ruolo (o i ruoli) che ricopriamo ci coinvolge tutti, ma, per chi ha a che fare con ruoli educativi, la questione dell’autenticità, pur nel rispetto delle proprie mansioni, è quanto mai centrale.
Usare il ruolo come un copione da recitare può a volte essere rassicurante e forse, in alcuni casi, può anche servire a uscire da situazioni difficili. Però, rapportarsi al proprio ruolo sempre in questo modo è sicuramente un’occasione mancata di autenticità e crescita.
Essere autentici in una relazione educativa non vuol dire raccontare di sé, ma essere disposti a essere onesti, a farsi anche mettere in discussione e a cogliere, per esempio, l’occasione di una lezione per insegnare non solo una materia, ma anche la vita. Proprio come fa l’insegnante di questo film, il cui fine non è insegnare l’italiano, ma per il quale l’insegnamento dell’italiano diventa occasione per insegnare agli studenti a esternare i propri stati d’animo, a condividerli e a fare i conti con le difficoltà di una vita da stranieri in Italia. Insegnare in questo modo non è però solo insegnare, ma è anche imparare ogni giorno qualcosa di nuovo, nella relazione coi propri studenti.





