Stanno tutti bene (2009): quando le maschere servono a tutti

Attenzione: contiene spoiler!

Perché fingere di fare o essere qualcosa di diverso da quello che si fa o che si è? Spesso pensiamo che si finga per far piacere a qualcuno, per avere la sua approvazione, per non dare un dispiacere o deludere, come se la maschera che indossiamo servisse solo a qualcun altro. Ma è proprio tutto qui?

Nel film “Stanno tutti bene”, Frank (Robert De Niro) e i suoi figli ci offrono un panorama familiare costruito attraverso un’impalcatura di finzioni che sembra servire proprio a tutti. La costruzione però comincia a scricchiolare quando Frank, rimasto vedovo da alcuni mesi, decide di andare a trovare, a sorpresa, i 4 figli lontani.

Uno ad uno, cominciano a emergere i pezzi di realtà che i “ragazzi” (ormai adulti!) hanno nascosto, mascherato o inventato agli occhi del padre. Amy, pubblicitaria di successo che si sta separando, tenta maldestramente di mettere in scena un teatrino di serenità familiare. Rosie, ballerina che sta con una donna e ha da poco avuto un bambino, si fa prestare una bellissima casa che spaccia per sua e finge che il bambino sia di un’amica. Robert, percussionista, ma che il padre credeva direttore di orchestra, finge di essere impegnato per non passare del tempo con lui. E tutti nascondono cosa è accaduto al fratello David, pittore, che Frank non riesce a contattare.

Perché tutti mentono a Frank? “Tu ti preoccupavi sempre così tanto se non era tutto perfetto…tu pretendevi parecchio” dice Rosie al padre, come se le loro maschere fossero una risposta automatica ad una richiesta paterna. Poi, parlando del fratello David, aggiunge: “non voleva assolutamente deluderti”. E si comincia allora a intravedere quanto, per questi figli, sia difficile mostrarsi per quello che sono agli occhi del padre. E non solo per compiacere lui, ma forse perché deludere le aspettative paterne può voler dire anche fare i conti con un’immagine di sé diversa da quella che si era sognata, forse perché deludere l’altro può portare con sé anche il timore di perdere il suo affetto e a volte solo il timore di perdere qualcosa può farci rendere conto di quanto ci teniamo.

“Non ti ho mai detto che dirigevo, papà”, dice Robert a Frank, mostrando come anche Frank non fosse pronto, fino ad allora, a vedere i suoi figli per quello che erano, ma avesse bisogno di cogliere solo i pezzi di realtà che confermavano le sue aspettative.

La verità si fa strada, nel film, quando sia Frank che i suoi figli sembrano pronti ad affrontarla. Così Frank può chiedere per davvero ai figli di dirgli la verità, su di sé e su di loro, su cosa stanno vivendo. Anche i figli, però, riescono a permettersi, per la prima volta, di mostrare la propria vita per quella che è. E a quel punto non servono più scuse per non vedersi, non serve evitare di nascondere pezzi di realtà che potrebbero far soffrire, ma la sofferenza si può affrontare, insieme, e può anche lasciare spazio a un’apertura di speranza e serenità per il futuro.

Sono Sara Zamperlin, psicologa, psicoterapeuta individuale e terapeuta di coppia.

Aiuto le persone e le coppie a prendere in mano la loro vita e la loro relazione.

Sul web parlo di psicologia proprio a partire dal commento di film e serie-tv e sui social mi trovi come “Una psicologa davanti allo schermo”.

Lavoro come terapeuta di coppia nel mio studio di Sesto San Giovanni, alle porte di Milano, e arrivo ovunque grazie alla terapia online.

In studio e online:

Il mio libro:

Sono autrice, con un gruppo di colleghe, del libro “Dio li fa e poi li accoppia? – Il percorso della coppia dall’incontro all’intimità” (Alpes, 2018).

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