Attenzione: contiene spoiler!
Perdere il lavoro è effettivamente una tra le esperienze più difficili da affrontare. Ognuno, di fronte ad un’esperienza come questa, reagisce come può: c’è chi si butta nell’agire (senza magari darsi tempo e modo di pensare, sentire o soffrire); chi fa talmente fatica a confrontarsi con quello che è successo da comportarsi come se niente fosse accaduto; chi non riesce ad affrontare la perdita e sprofonda nella tristezza o nella depressione; chi, pur attraverso la sofferenza, riesce a rimettersi in gioco e a imparare dall’esperienza difficile che ha attraversato.“The company man” parla proprio di questo. Racconta le vicende di alcuni manager che perdono improvvisamente il lavoro e si trovano di colpo a confrontarsi con una situazione di crisi a livello globale e con la difficoltà ad adattare la propria vita al cambiamento che stanno attraversando. Il film mostra come ognuno di loro reagisca in modo diverso alla perdita del lavoro.
Per Phil, uno dei più anziani, l’angoscia di non essere più in grado di provvedere alla propria famiglia e la difficoltà di rimettersi in gioco nel mondo del lavoro, dopo una vita nella stessa azienda, sono più di quanto lui possa reggere.
C’è poi Gene, che reagisce nel modo opposto. Il modo prevalente in cui Gene affronta la situazione è l’azione. Molte persone, proprio come fa lui, di fronte alle difficoltà tendono principalmente a fare, agire. Questa modalità di fronteggiare la situazione porta con sé sicuramente alcuni vantaggi, come il riuscire a muoversi e ad attivarsi per conseguire un risultato, ma il rovescio della medaglia è che spesso ci si lascia poco tempo, spazio e modo di entrare in contatto con le emozioni, che in questo modo non vengono allontanate.
Infine, c’è Bobby, il più giovane. Bobby reagisce inizialmente al licenziamento mettendo in atto quella che noi psicologi chiamiamo “negazione”, continua cioè a vivere come se niente fosse successo. Continua a mantenere il suo stile di vita, a frequentare club costosi e a girare in Porsche, nonostante non possa più permetterselo. Di solito questo accade quando il confronto con la realtà è così difficile che le persone hanno bisogno di “alterarla” per poterla affrontare. La negazione di Bobby, però, non si rivela essere tanto rigida da impedire, nel tempo, il confronto con la realtà. Grazie al sostegno della famiglia e alla condivisione con altre persone nella sua stessa situazione, Bobby riesce, infine, ad attraversare la sofferenza e la perdita, riscoprendo e riassaporando in modo nuovo anche le relazioni personali e il loro valore.
“The company man” esplora il dramma della perdita del lavoro, ma permette anche di aprire una riflessione su quante volte il lavoro, nelle nostre vite, finisca per oscurare le relazioni umane. Come dice Bobby nell’ultima scena del film, durante il primo giorno del nuovo lavoro: “Qual è la cosa peggiore che possono fare, licenziarci?”.





