Wonder (di Stephen Chbosky, 2017): speranza “attiva”, empatia e resilienza

Auggie (August) ha 10 anni e, in occasione del suo ingresso in prima media, sta per frequentare la scuola per la prima volta. Auggie non è mai andato a scuola perché è nato con una patologia che ha comportato 27 operazioni perché potesse “respirare, vedere e sentire senza un apparecchio” e la sua infanzia è trascorsa tra ospedali, convalescenze e la paura di mostrarsi in pubblico. E questo perché tutte le operazioni che ha subito non sono riuscite a dargli quello che lui stesso chiama “un aspetto normale”. Ma è arrivato il momento di smettere di nascondersi e Auggie, sostenuto da una famiglia normale e straordinaria allo stesso tempo, affronterà la sua paura di andare nel mondo.

Il film racconta una storia difficile, ma lo fa in modo delicato e soprattutto con uno sguardo di speranza. Ecco secondo me i motivi principali per cui vederlo.

1. Invita alla speranza “attiva”

Offre un bell’esempio di speranza “attiva”, cioè di un atteggiamento concreto volto a migliorare la propria situazione, molto diverso da un posizione “passiva”, più vicina alla rassegnazione che all’accettazione. Per Auggie arriverà anche l’accettazione (da parte degli altri, ma soprattutto da parte di se stesso), ma non sarà una strada facile e indolore, né per lui né per la sua famiglia. La sofferenza di Auggie e della sua famiglia non viene nascosta nel film, così come non vengono nascoste dinamiche abbastanza comuni in nuclei familiari in cui uno dei figli ha delle esigenze che richiedono una maggiore energia da parte dei genitori: la mamma di Auggie ha “messo in pausa” la sua vita per alcuni anni, la sorella di Auggie è abituata a mettere in secondo piano le sue esigenze. Tutti però fanno del loro meglio e imparano a volersi bene dentro le difficoltà della vita.

2. Educa all’empatia

I fatti raccontati nel film vengono ripercorsi più volte, dal punto di vista dei diversi protagonisti. Il film ci offre così, grazie all’identificazione con personaggi diversi, l’occasione di allenare l’empatia, quella capacità che ci consente di “metterci nei panni degli altri” e di sentirci emotivamente vicini a loro, anche se non viviamo la stessa esperienza.

3. Offre un esempio di resilienza

(cioè la capacità di trarre qualcosa di “positivo” proprio a partire da una condizione “negativa”)
Quello che è apparentemente un limite, cioè l’aspetto particolare di Auggie, diventa invece l’occasione, per lui e per chi gli sta intorno, per andare oltre alle apparenze e imparare a guardare alla sostanza delle cose e delle persone. E questo consentirà ad Auggie, che si nascondeva sotto un casco da astronauta, di mostrarsi serenamente anche allo sguardo di molte persone.

Insomma, ormai vi sarà chiaro che credo che questo film abbia una forte valenza educativa in generale, ma penso che si presti soprattutto come stimolo per riflettere e discutere dei temi che affronta con preadolescenti e adolescenti. Quindi, se ancora non l’avete visto, fatelo insieme ai vostri figli, ai vostri nipoti o ai vostri studenti e poi parlatene con loro! Buona visione

Dott.ssa Sara Zamperlin
Psicologa Psicoterapeuta
Sesto San Giovanni – Online

Sono Sara Zamperlin, psicologa, psicoterapeuta individuale e terapeuta di coppia.

Aiuto le persone e le coppie a prendere in mano la loro vita e la loro relazione.

Sul web parlo di psicologia proprio a partire dal commento di film e serie-tv e sui social mi trovi come “Una psicologa davanti allo schermo”.

Lavoro come terapeuta di coppia nel mio studio di Sesto San Giovanni, alle porte di Milano, e arrivo ovunque grazie alla terapia online.

In studio e online:

Il mio libro:

Sono autrice, con un gruppo di colleghe, del libro “Dio li fa e poi li accoppia? – Il percorso della coppia dall’incontro all’intimità” (Alpes, 2018).

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